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Arthrys e il trattamento del dolore

Il dolore è una patologia multifattoriale con componenti sociali, psicologiche ed emotive. In medicina è comunemente considerato come la conseguenza di una patologia o di un trauma, ma recentemente il dolore sta acquisendo rilevanza in sè e non più solo come sintomo. Ad esempio, il dolore che talora affligge muscoli, tendini e articolazioni dipende da numerosi fattori, quali traumi, infortuni, difetti posturali e condizioni di sovraccarico. Tuttavia, quando opportuno, lo specialista può effettuare diagnosi di lombalgia, in caso di dolore alla schiena, o di gonalgia, in caso di dolore all’articolazione del ginocchio.  È possibile diagnosticare un’artrosi osservando la degenerazione della cartilagine articolare in una lastra, oppure una rottura tendinea in risonanza magnetica, ma non esiste una correlazione assoluta tra segni clinici e dolore.

Con queste premesse, il dolore che porta i pazienti a essere limitati nelle attività quotidiane, lavorative e sportive, rappresenta una sfida per i medici. Escludendo le problematiche ortopediche che richiedono un intervento chirurgico, il dolore muscolo-scheletrico spesso viene affrontato con farmaci ad uso orale, oppure con infiltrazioni locali di cortisone: soluzioni, però, solamente di sollievo temporaneo. Per offrire migliori vantaggi, la terapia del dolore può sfruttare molecole e formulazioni ad azione mirata per la problematica in esame.

Per le patologie articolari, come artrosi e condropatie, l’utilizzo di acido ialuronico (a diverso peso molecolare) può fornire sollievo al paziente attraverso l’azione di viscosupplementazione, che migliora la viscosità e l’elasticità del liquido sinoviale.  In alternativa, la medicina rigenerativa permette di sfruttare cellule ed elementi del paziente stesso per innescare un’auto-guarigione dei tessuti lesionati. Un esempio è l’utilizzo dei concentratici piastrinici (comunemente chiamati PRP, acronimo di plasma ricco di piastrine, o fattori di crescita) che si ottengono da un prelievo di sangue dal paziente stesso e usati immediatamente, dopo apposita centrifugazione.

I peptidi di collagene a basso peso molecolare di Arthrys hanno un’azione specifica di rinforzo per le strutture dei tessuti connettivi. Una volta iniettati nella sede di interesse, il loro gradiente di concentrazione può contrastare i fenomeni di degradazione a carico della matrice extracellulare. Inoltre, il loro peso di circa 3kDa gli permette di interagire nei processi di infiammazione e dolore. La sua speciale formula contiene Vitamina C e Magnesio, per meglio proteggere i peptidi dall’ossidazione. Questi elementi sono noti rispettivamente però anche per l’azione antalgica il primo e per il miglioramento dell’adesione cellulare dei precursori coinvolti nei processi riparativi, il secondo.

Arthrys è una soluzione pronta all’uso, di semplice utilizzo, in grado di contrastare velocemente e in modo naturale dolore e altri sintomi che comportano una limitata funzionalità articolare.

La soggettività del dolore può avere conseguenze anche sulla risposta a una terapia: la consapevolezza della diagnosi e le aspettative di guarigione sono aspetti psicologici in grado di influire sul risultato clinico. Per trovare una soluzione all’elevata variabilità di risposta ai trattamenti, la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti lavora per fornire nuove e più efficaci soluzioni per contrastare il dolore.

Nuova pubblicazione per Lipocell nel trattamento della gonartrosi

È uscito un nuovo articolo che dimostra la sicurezza e l’efficacia di Lipocell nel trattamento della gonartrosi. Il lavoro di ricerca è stato effettuato dal Dott. Marco Caforio e dal Prof. Carmelo Nobile e pubblicato sul Journal of Clinical Medicine (I.F. 3.3) all’interno dello Special Issue “Avanzamenti recenti nella gestione dell’osteoartrosi e nelle strategie rigenerative”.

Lo studio, approvato dal comitato etico dell’Università della Calabria, è stato condotto su trenta pazienti che hanno visto migliorare i loro sintomi di dolore e perdita di funzionalità articolare dopo l’infiltrazione di tessuto adiposo autologo purificato con Lipocell, in associazione al lavaggio artroscopico.

 

 

Lipocell ora ha tre paper peer-reviewed che dimostrano la sua efficacia nel trattamento dell’artrosi (si veda Castellarin et al., Bistolfi et al.).

 

Il lavoro del Dott. Marco Caforio’ è disponibile qui.

Le novità del nuovo regolamento sui dispositivi medici MDR

Il 26 maggio 2021, in Europa, entrerà in vigore il nuovo regolamento sui dispositivi medici, comunemente abbreviato con l’acronimo MDR (Medical Devices Regulation). Sostituisce il precedente MDD (Medical Device Directive), in campo fin dal 1993 con lo scopo di armonizzare le regole sui dispositivi medici in Europa. L’MDR porta una significativa quota di cambiamenti di natura regolatoria, con un grande impatto non solo sulle aziende produttrici, ma anche su tutti gli attori coinvolti nel ciclo vitale del dispositivo.

 

Il nuovo regolamento è circa quattro volte più esteso del precedente, in termini di documenti e allegati, e la parola “safety” appare 290 volte rispetto alle 40 dell’MDD. Tutti gli incidenti, gli infortuni ed eventualmente i decessi correlati all’utilizzo di uno specifico dispositivo, andranno inseriti in un portale europeo col compito di centralizzare e rendere trasparenti le informazioni sui dispositivi medici. Le nuove regole richiederanno alle aziende produttrici di generare dati clinici circa la sicurezza e la performance dei loro dispositivi, soprattutto in relazione agli standard di equivalenza. La tracciabilità dei singoli prodotti sarà uno degli aspetti critici attraverso l’implementazione della tracciabilità unica dei dispositivi (UDI), richiesta su tutte le etichette di prodotto.

La definizione di “dispositivo medico” sarà allargata anche a tutti i dispositivi precedentemente definiti come non-medici o estetici che precedentemente non erano regolati, come, ad esempio, prodotti per disinfettare, lenti a contatto, laser per epilazione. I prodotti sprovvisti di marchio CE dovranno adeguarsi immediatamente ai requisiti di sicurezza generale e prestazionale dell’MDR, mentre tutti i dispositivi già marchiati CE dovranno adeguarsi entro quattro anni.

 

Il nuovo regolamento MDR sarebbe dovuto entrare in vigore il 26 maggio 2020, ma a causa della pandemia da Covid-19 e la conseguente crisi economica internazionale è stato concesso un anno di sollievo alle autorità sanitarie nazionali, agli enti notificati e ai fabbricanti di dispositivi medici. Un sondaggio di MedTech Summit svolto a marzo 2020 volto alle aziende ha mostrato che: il 17% dei produttori si considerano completamente pronti per l’adeguamento all’MDR, il 15% affermano di non essere “affatto pronti”, il 65% dichiarano avrebbero sfruttato completamente il tempo restante del vecchio MDD per prepararsi.

 

Il nuovo regolamento rappresenta un’opportunità per migliorare la trasparenza delle informazioni tecniche sui dispositivi medici rispetto al passato, elevando così la qualità dei processi e dei prodotti.

Sostituti ossei sintetici e membrane di collagene in odontoiatria

La chirurgia ossea ricostruttiva ha lo scopo di rigenerare la perdita o il riassorbimento di sostanza ossea attraverso l’utilizzo di materiali e tecniche che permettono di mimare e di attivare meccanismi riparativi specifici e fondamentali quali l’osteogenesi, l’osteoinduzione e l’osteoconduzione.

 

  • Osteogenesi: ormazione di nuovo tessuto osseo a opera diretta di cellule progenitrici e osteoblasti
  • Osteoinduzione: attività di regolazione dei fattori di crescita in grado di innescare la differenziazione di cellule mesenchimali in senso osteoblastico e il processo di rigenerazione ossea
  • Osteoconduzione: supporto fornito da una matrice (o scaffold) che consente la deposizione di nuova sostanza osteoide

 

Qualsiasi tecnica rigenerativa non può prescindere da questi tre elementi, unitamente alla vascolarizzazione del sito trattato e alla stabilità dell’innesto. Quando i difetti ossei sono piccoli e il paziente è in buone condizioni di salute, l’osso dispone di un’ottima capacità di guarigione intrinseca, in grado di offrire da sé “genesi” e “induzione”; è sufficiente che il chirurgo riempia il vuoto della perdita di sostanza con innesti o sostituti ossei in modo da favorire la sola osteoconduzione, fornendo la struttura tridimensionale su cui può avvenire il processo di rigenerazione.

L’osso autologo è quello prelevato dal paziente stesso e offre indubbiamente numerosi vantaggi perché oltre alla matrice ossea osteconduttiva, è in grado di fornire anche elementi osteogenici e osteoinduttivi grazie alla presenza di cellule e fattori di crescita. Tuttavia, la disponibilità di osso autologo in sede endo-orale è limitata, mentre il prelievo da altre parti del corpo (bacino) è invasivo, rischioso e non sempre possibile. Oltre all’innesto di tessuto autologo, esistono tre categorie principali di sostituti ossei: omologo, eterologo, sintetico.

L’osso omologo è quello da donatore cadavere. Si può ricevere dalle banche dei tessuti, ma anche in questo caso ci sono limitazioni di varia natura che non sempre ne permettono l’impiego.

I sostituti ossei eterologhi sono innesti di derivazione biologica animale, ovvero prodotti a partire da osso naturale (di solito bovino o equino) decellularizzato e privato di tutti gli elementi antigenici. Possono offrire diverse soluzioni, in granuli o blocchi di osso corticale, o spongioso, con differenti tempi di riassorbimento e rivascolarizzazione. Alcuni sostituti ossei eterologhi hanno una componente proteica/collagenica preservata in grado di favorire una rapida osteointegrazione, nonché un’osteoinduzione indiretta.

I sostituti ossei sintetici, disponibili in un’ampia gamma di diversi materiali, quali ad esempio idrossiapatiti, fosfati e solfati di calcio, etc, hanno caratteristiche molto eterogenee e forniscono solitamente la sola impalcatura osteoconduttiva per la neoformazione ossea.

 

I sostituti ossei sintetici SpherHA

 

Tiss’You ha sviluppato la linea di sostituti ossei sintetici SpherHA, composti da un’idrossiapatite bio-mimetica nano-strutturata. L’idrossiapatite è un minerale presente nella componente inorganica dell’osso umano. Sia la composizione che la struttura dei cristalli di SpherHA sono estremamente simili alla matrice minerale delle nostre ossa, con un rapporto calcio / fosfato di 1,67: lo stesso dell’apatite ossea naturale.

La struttura altamente porosa e interconnessa e la sua composizione garantiscono non solo un’ottima osteoconduzione e circolazione delle sostanze nutritive, ma un vero e proprio stimolo attivo alla formazione di nuovo tessuto osseo, favorendo i processi di colonizzazione cellulare e una precoce vascolarizzazione. La nano-struttura dei cristalli di SpherHA si traduce in un elevatissimo rapporto superficie su volume che garantisce una completa degradazione a opera dell’attività osteoclastica con conseguente rimodellamento in nuovo tessuto osseo vitale. Questi elementi, unitamente alle sue proprietà bio-mimetiche, rendono SpherHA un sostituto osseo ideale per l’osteointegrazione e la rigenerazione dei difetti ossei.

SpherHA è disponibile in diversi formati: chips porose, granuli densi, pasta iniettabile e crunch malleabile. In chirurgia odontoiatrica, sono indicati per il riempimento di difetti ossei piccoli e medi parodontali e perimplantari, per il riempimento degli alveoli post-estrattivi e per il rialzo del seno mascellare.

Scarica il catalogo di SpherHA (PDF)

 

Collagene e GBR (Guided Bone Regeneration)

 

Nella chirurgia ossea ricostruttiva, specie in odontoiatria, è importante guidare la crescita ossea limitatamente all’area danneggiata, utilizzando membrane barriera allo scopo di impedire l’ingresso di elementi non osteogenici nel sito trattato. Questa procedura, chiamata GBR (Guided Bone Regeneration), permette di evitare l’infiltrazione di fibroblasti provenienti dai tessuti molli adiacenti, scongiurando così la formazione di tessuto fibroso nel sito d’innesto.

A tale scopo, Tiss’You ha sviluppato Collygen, una membrana assorbibile di atelocollagene di derivazione equina, facilmente applicabile senza necessità di fissazione, per la protezione degli innesti ossei nelle tecniche di chirurgia rigenerativa. Collygen grazie alla sua trama collagenica, non si limita soltanto a fornire una protezione passiva, ma partecipa attivamente al processo di guarigione del sito trattato. Recentemente, è stato dimostrato che proprio le membrane collageniche, ritenute in passato solo barriere passive, agiscono invece come un vero e proprio comparto bioattivo, interagendo con le componenti cellulari che afferiscono al sito di innesto. I processi così attivati contribuiscono alla formazione del tessuto osseo e ad un suo migliore rimodellamento.

Scarica il catalogo di Collygen (PDF)

Quando la rigenerazione ossea ha bisogno di una spinta

La medicina rigenerativa è una disciplina finalizzata alla rigenerazione dei tessuti che sfrutta mezzi esterni per migliorare o ripristinare la naturale capacità di guarigione del nostro corpo. Alcuni tessuti incontrano più difficoltà nell’innesco dei propri meccanismi riparativi, ostacolati da condizioni come: l’assenza di ossigeno e nutrienti, uno stato infiammatorio cronico, una matrice tissutale particolarmente complessa da rimodellare. Nel caso del tessuto osseo, però, la rigenerazione avviene con ottime probabilità di successo grazie alla buona vascolarizzazione del tessuto. È la ragione per cui, a seguito di una frattura, la stabilizzazione dell’osso e il riposo sono sufficienti per attendere una completa guarigione.

Nonostante l’osso abbia questa propensione a guarire da solo, la rigenerazione ha successo solo se sono presenti tutti gli elementi che gli esperti del settore riuniscono nel cosiddetto “Diamond Concept”: cellule, fattori di crescita, scaffold, stabilità, vascolarizzazione. Le cellule sono le attrici della formazione del nuovo tessuto, i fattori di crescita sono i segnali per la buona coordinazione dei processi, lo scaffold è il supporto sopra cui viene intessuta la trama della matrice tissutale, la stabilità è determinata dalle condizioni meccaniche e, infine, la vascolarizzazione permette l’arrivo di ossigeno e di ogni altro ingrediente mancante. In assenza di uno o più di questi “fondamenti”, l’osso non guarendo darà origine a condizioni patologiche, come ad esempio la pseudoartrosi.

La pseudoartrosi è caratterizzata da un callo fibroso, ovvero il risultato della fallita guarigione, e da dolore persistente che va trattato con un intervento chirurgico con l’obiettivo di rimuovere il tessuto osseo sclerotico. La pulizia del sito lascerà un vuoto che va riempito con matrice ossea, la quale può provenire del paziente stesso, da donazione o essere di origine sintetica. Se la pseudoartrosi si è verificata sulla base di condizioni di rischio del paziente, è importante sfruttare terapie cellulari e l’uso di fattori di crescita per aumentare la capacità rigenerativa. Infine, occorre conferire una stabilità meccanica assoluta all’impianto biologico.

Tiss’You offre diverse soluzioni per il trattamento delle pseudoartrosi (o di altre patologie ossee come la necrosi avascolare e le cisti ossee), a partire dai kit procedurali che permettono di sfruttare le cellule mesenchimali da tessuto adiposo (Lipocell) o le cellule mononucleate da sangue periferico (Monocytes). Recentemente, abbiamo introdotto in commercio SpherHA, un sostituto osseo sintetico basato su nanocristalli di idrossiapatite, un composto di calcio fosfato estremamente simile alla matrice minerale fisiologicamente contenuta nelle nostre ossa. SpherHA è disponibile in diversi formati per sopperire alle diverse esigenze in ambito ortopedico, neurochirurgico e dentale, come i granuli densi, le chips porose, la pasta iniettabile e il crunch malleabile.

Il dispositivo, grazie all’elevato rapporto superficie/volume, è uno scaffold ideale per l’osteointegrazione, inoltre la struttura altamente porosa e interconnessa svolge un’azione osteoconduttiva in grado di favorire la colonizzazione cellulare, la circolazione delle sostanze nutritive e una rapida vascolarizzazione. Dopo aver assolto la funzione di riempimento, sostegno e osteoconduzione, i sostituti ossei SpherHA vengono completamente degradati dall’attività osteoclastica e fisiologicamente rimodellati in nuovo tessuto osseo vitale.

 

Per maggiori dettagli: SpherHA – Scheda prodotto

 

 

Tecnica AMIC e collagene

La cartilagine è un tessuto dalla struttura complessa e privo di vascolarizzazione, di conseguenza con scarsa capacità rigenerativa a seguito di usura o danni di natura traumatica. La risposta riparativa con tessuto fibroso condanna, quindi, la cartilagine alla degenerazione artrosica. Per il paziente tutto ciò si traduce in dolore articolare e limitazione o blocco del movimento.

Negli anni Novanta, fu introdotta una tecnica divenuta subito popolare per trattare i difetti della cartilagine di origine traumatica. Si trattava dell’impianto autologo di condrociti (ACI), ovvero di un impianto, dopo espansione in laboratorio, di condrociti autologhi prelevati dal paziente. Questa tecnica fu poi implementata grazie all’uso di matrici, migliorate generazione dopo generazione, che fungevano da supporto ai condrociti (MACI). La tecnica, per quanto brillante e promettente, era costosa e doveva essere necessariamente svolta in due tempi chirurgici, distanti qualche settimana l’uno dall’altro. Queste limitazioni unitamente alle restrizioni normative introdotte negli anni successivi, non ne hanno intaccato la popolarità in letteratura scientifica, ma l’hanno fatta quasi completamente abbandonare a favore di soluzioni più rapide e meno invasive.

La condrogenesi autologa indotta da matrice, più comunemente conosciuta con il suo acronimo AMIC, è una tecnica chirurgica per la riparazione dei difetti focali che si svolge in un solo step. Non necessità di costose colture cellulari in laboratorio e può essere eseguita con minima invasività sul paziente (in artroscopia o mini-artrotomia). Consiste nella fratturazione controllata dell’osso subcondrale corrispondente al difetto della cartilagine. Ciò provoca un sanguinamento e una fuoriuscita dei precursori cellulari midollari (cellule staminali e non solo) in grado di migliorare i processi di guarigione del tessuto. Dopo le micro-fratture, il difetto viene coperto con una membrana di collagene in modo da proteggere il sito di riparazione, coagulare il sanguinamento e fornire una conduzione ideale per il rimodellamento del tessuto. La membrana di collagene viene popolata dalle cellule in arrivo dal midollo, o, in alternativa, può essere arricchita con cellule staminali autologhe di altra origine (ad esempio, da tessuto adiposo) ottenute nello stesso intervento chirurgico. La tecnica, in uso da molti anni in tutto il mondo, permette una riparazione omogenea del difetto e migliora la condrogenesi offrendo risultati clinici soddisfacenti.

La linea di biomateriali di Tiss’You dispone anche di Collygen, una membrana di atelocollagene di tipo I altamente puro di derivazione equina. È disponibile in diversi formati, uno specifico per il trattamento di difetti della cartilagine con un lato ruvido per migliorare l’adesione e fornire un ambiente tridimensionale ottimale ai processi di riparazione. Collygen è una membrana che viene fisiologicamente riassorbita in 4-6 settimane, un tempo nel quale è in grado di proteggere il sito di impianto e favorire la formazione di nuovo tessuto cartilagineo.

 

L’importanza del collagene e l’innovazione dei peptidi

La prima circumnavigazione del globo, effettuata da Ferdinando Magellano nel 1520, si concluse con la drammatica perdita di quasi tutto l’equipaggio a causa dello scorbuto, una malattia con sintomi devastanti come: piccole e numerose emorragie causate dalla fragilità dei vasi sanguigni, apertura e mancata cicatrizzazione delle ferite, perdita di denti, dolori diffusi, insufficienza respiratoria e arresto cardiaco. La causa stava nell’alimentazione: gli alimenti a bordo delle navi erano completamente privi di vitamina C (la quale è presente, invece, in agrumi, frutta fresca, pepe, pomodori, patate e broccoli). Questo nutriente, che possiamo assumere solo attraverso la dieta, è essenziale per l’idrossilazione di un amminoacido, la prolina. Si tratta di un processo fondamentale per la corretta sintesi di collagene e, in assenza di questa reazione, la degenerazione del collagene scatena lo scorbuto, una malattia che non colpisce solo pirati ed esploratori, ma rappresenta un rischio anche per alcune popolazioni ai giorni nostri.

 

Il collagene è la proteina principale di tutti i tessuti connettiva. È una proteina elastica con funzione di sostegno, formata da tre catene polipeptidiche avvolte tra di loro. Questa struttura particolare è in grado di creare una resistenza alla tensione maggiore di quella che avrebbe un filo d’acciaio di uguale diametro. Le catene sono formate da un’unità tri-peptidica ripetuta, glicina-X-Y, dove generalmente X è una prolina (Pro) e Y un’idrossiprolina (4-Hyp). Le glicine sono necessarie nei punti in cui le catene di collagene si stringono tra loro, mentre Pro e 4-Hyp sono responsabili dell’avvolgimento delle catene (e si nasconde qui l’importanza della vitamina C). Nonostante l’evoluzione abbia messo a punto una resistenza tanto sofisticata, il collagene non è esente da alcuni processi di degradazione, causati da traumi, stress ossidativo e infiammazione. La liberazione di peptidi dalla catena collagenica è un segnale per l’attivazione locale di eventi che conducono alla sintesi di nuovo collagene, favorendo il rimodellamento della matrice extracellulare dei tessuti connettivi. La somministrazione esogena di peptidi permette di sfruttare questo meccanismo e fornisce gli elementi essenziali per la ricostituzione della proteina collagene, stimolando i processi di biosintesi e regolando negativamente quelli di degradazione. L’integrazione alimentare di peptidi di collagene segue proprio questa filosofia, ma gli effetti sono minori e richiedono l’assunzione di elevate quantità di peptidi per tempi prolungati a causa della loro dispersione in tutti i tessuti e non solo nelle zone bersaglio.

 

Recentemente, abbiamo annunciato l’arrivo del dispositivo medico Arthrys, una soluzione iniettabile di peptidi di collagene idrolizzato pronta all’uso, ulteriormente arricchita da vitamina C e magnesio per proteggere i peptidi dall’ossidazione. Tiss’You ha sviluppato Arthrys come una semplice infiltrazione, per rendere immediatamente disponibili questi peptidi dove è necessario. Il dispositivo può essere utilizzato in qualunque ambulatorio medico per il trattamento delle piccole e grandi articolazioni, dei tendini, dei muscoli e dei legamenti. L’elevata concentrazione dei peptidi permette di rinforzare la struttura collagenica dei tessuti, stimolandone la sintesi e impedendone la degradazione attraverso un’attività pro-rigenerativa. In aggiunta, il trattamento con i peptidi contrasta il dolore e l’infiammazione, migliorando la funzionalità articolare.

Arthrys è una semplice infiltrazione che dura pochi secondi, eseguibile dal vostro medico specialista. Può essere utilizzato da solo o in combinazione con altri trattamenti. È indicato, inoltre, per migliorare il decorso operatorio a seguito di un intervento chirurgico, diminuendo il dolore post-operatorio e accelerando il recupero funzionale.

Approvato il marchio CE per il dispositivo medico Arthrys

Tiss’You ha ottenuto il marchio CE per Arthrys, un nuovo dispositivo medico a base di peptidi di collagene idrolizzato.

Ricercando sempre nuove e migliori soluzioni per aiutare le naturali capacità di guarigione del nostro corpo, Tiss’You ha sviluppato Arthrys, una soluzione iniettabile pronta all’uso per il trattamento intra-articolare dell’artrosi e il rinforzo strutturale dei tessuti connettivi. Il suo meccanismo di funzione è basato su peptidi dal peso molecolare medio di 3KDa. La formulazione di questo dispositivo, arricchita con vitamina C e magnesio, agisce direttamente sulle matrici extra-cellulare dei tessuti naturalmente ricche in collagene, migliorando la sintomatologia dolorosa e la funzionalità articolare.

 

Leggi la scheda prodotto per maggiori informazioni.

Nuovo studio clinico in ortopedia su Lipocell

Vi condividiamo un nuovo studio clinico su Lipocell, pubblicato dal Dr. Gianluca Castellarin, chirurgo ortopedico esperto di medicina rigenerativa.

Lo studio mostra i benefici a lungo termine dell’infiltrazione Lipocell in pazienti affetti da artrosi. In particolare, sono stati esaminati 92 pazienti (59 maschi, 33 femmine) con età media 52 e artrosi di grado II o II secondo scala Outerbridge.

Dal punto di vista del dolore, già al primo follow-up a un mese i pazienti mostrano una riduzione del 50% e a un anno di distanza un valore medio di 1 secondo scala VAS, che corrisponde a una quasi assenza di dolore. Secondo la scala funzionale, misurata con questionario Womac, i pazienti recuperano notevolmente già alla prima visita e mantengono i risultati positivi fino a un anno.

Su alcuni pazienti selezionati, è stata anche effettuata una risonanza magnetica di controllo con la quale è stato possibile osservare una riduzione, o anche scomparsa, dell’edema subcondrale peri-lesionale e, in un caso, anche riduzione della lesione condrale.

Lipocell è un dispositivo medico in grado di purificare, direttamente in sala operatoria, il tessuto adiposo del paziente, naturalmente ricco di cellule mesenchimali staminali. Il prodotto così lavorato, nel rispetto della minima manipolazione, è in grado di rilasciare molecole utili alla riparazione dei tessuti danneggiati e di modulare l’infiammazione, ripristinando l’equilibrio omeostatico delle articolazioni e rallentando la progressione artrosica.

Ringraziamo tutti gli autori del lavoro e in particolare il Dr. Gianluca Castellarin per la cura e la condivisione del lavoro, che è disponibile per la consultazione qui sotto.

 

Castellarin G, Mosca S, Micera G, Moroni A. Intra-articular administration of purified autologous adipose tissue for knee osteoarthritis treatment. Minerva Ortop Traumatol 2020;71:93-7. DOI: 10.23736/S0394-3410.20.03976-4

Cellule staminali e cellule mesenchimali: facciamo chiarezza

C’è una frase che sento spesso pronunciare, quando si parla di medicina rigenerativa: “È sbagliato dire cellule staminali, bisogna dire cellule mesenchimali”. Lo dicono sia i medici che i non addetti ai lavori e per capire quanto questa frase sia strana, leggete il seguente esempio.

Andrea, per festeggiare la promozione al lavoro, ha invitato Giulia al ristorante, promettendo di offrire la cena. Al momento di pagare, Giulia si ricorda della promessa e si premura di chiedere ad Andrea: «Ce li hai tu i soldi, vero?». L’uomo, dopo aver controllato il portafoglio, le risponde: «No, ho solamente banconote.»

 

LA CELLULA STAMINALE

Spiegare in un articolo cosa sia una cellula staminale non renderebbe giustizia ad un prodigio biologico divenuto, ormai, protagonista assoluto della ricerca biomedica. Oltretutto, rischierei di annoiare il lettore, o peggio ancora di far confusione: l’esatto opposto dell’intento di questo pezzo. Mi limiterò a descrivere due peculiarità per cui queste cellule sono tanto apprezzate: il self-renewal (Ndr. in italiano “auto-rinnovamento) e la differenziazione.

Attraverso il self-renewal, una cellula è in grado, durante la replicazione, di dare origine ad una copia identica a se stessa. Quando una staminale si divide, infatti, almeno una delle due cellule figlie non subisce alcuna modifica e rimane, in tutto e per tutto, uguale alla cellula madre. Questo consente alla riserva di cellule staminali di un tessuto di rimanere quantitativamente stabile nel tempo. Con l’insorgere di patologie e il progredire dell’invecchiamento, questa abilità si indebolisce.

Con la differenziazione, invece, una cellula staminale può specializzarsi nella funzione specifica di un tessuto, come ad esempio: essere una cellula della pelle (cheratinocita), una cellula del muscolo (miocita), una cellula del sistema nervoso (neurone). La differenziazione è un processo progressivo che avviene attraverso modifiche epigenetiche, ovvero modificazioni in grado di silenziare parti del DNA non utili per quella specifica funzione. In questo modo, rimangono attivi solamente i geni della cellula specializzata e quella che una volta era una staminale ora può sostituirsi alle cellule danneggiate e contribuire al funzionamento di un tessuto.

Le cellule staminali possono essere adulte, o “meno adulte” e la differenziazione può essere toti-, pluri-, multi-, oligo- o unipotente. Il prossimo paragrafo ci aiuterà a capire queste differenze.

LA CELLULA MESENCHIMALE

Il mito della cellula staminale nasce nel momento in cui si crede che essa possa rigenerare qualsiasi tessuto. Una cellula staminale totipotente è in grado di dare origine a tutto (anche alla vita), mentre una cellula staminale pluripotente a quasi tutto (non può originare un organismo da zero). Esiste solo nell’embrione, oppure può essere ottenuta attraverso la riprogrammazione di una cellula adulta invertendo il processo di differenziazione. Nel primo caso ci sono problemi di natura etica, nel secondo bisogna sfruttare tecniche di manipolazione cellulare avanzata come il metodo di Yamanaka (premio nobel per la medicina nel 2010 per le famose iPSC – induced Pluripotent Stem Cells) o il trasferimento nucleare di cellule somatiche (ricordate la pecora Dolly?).

Facendo un passo indietro, però, esistono anche le cellule staminali adulte che possono essere multi-, oligo- o unipotenti. Le cellule staminali multipotenti non possono differenziare in tutti i tessuti come quelle pluripotenti, ma solo in una determinata categoria di tessuti che hanno tra loro la medesima origine embrionale. Le cellule mesenchimali sono cellule staminali adulte che, come suggerisce il prefisso mes-, possono differenziare in tutti i tessuti di origine mesodermica (il mesoderma è un foglietto embrionale da cui origina tutto l’apparato muscoloscheletrico, le cellule del sangue e altri organi). Sono state identificate per la prima volta nel midollo osseo nel 1970, poi in altri tessuti e, solo nel 2001, nel grasso. Nella medicina rigenerativa, sono molto apprezzate per la semplicità del prelievo e del loro utilizzo. Anche se non possono differenziare in tutti i sottotipi cellulari, sono in grado di eseguire in maniera eccellente una capacità delle cellule staminali che finora non abbiamo citato: rilasciare, in risposta all’ambiente, molecole in grado di favorire la rigenerazione.

QUINDI?

Non tutte le cellule staminali sono mesenchimali, ma certamente tutte le mesenchimali sono staminali. Negli articoli scientifici si parla sempre di MSC, che è l’acronimo di Mesenchymal Stem Cells. Il dubbio, per chi fa ricerca, è un altro. Nel 2008, si è scoperto che le cellule mesenchimali derivano dai periciti, cellule con funzione contrattile che circondano le pareti dei capillari. Non si è ancora certi se tutte le mesenchimali siano di derivazione pericitaria, ma si è certi non tutti i periciti diano origine alle mesenchimali.

Se l’ultima frase vi ha confuso, è perché la biologia è complicata, ma di una cosa possiamo essere sicuri: parlare di cellule staminali non è pericoloso come sembra, se si conosce il significato delle parole, anzi, rischiate anche di fare bella figura.

Omar Sabry

Fonti:

Pierre Charbord.  Bone marrow mesenchymal stem cells: historical overview and concepts. Hum Gene Ther. 2010 Sep; 21(9): 1045–1056. DOI: 10.1089/hum.2010.115

Patricia A. Zuk. The Adipose-derived Stem Cell: Looking Back and Looking Ahead. Mol Biol Cell. 2010 Jun 1; 21(11): 1783–1787. DOI: 10.1091/mbc.E09-07-0589

Arnold I Caplan. All MSCs Are Pericytes? Cell Stem Cell 2008, 3 (3), 229-30 DOI: 10.1016/j.stem.2008.08.008