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Medica 2021, World Forum for Medicine

Tiss’You sarà presente a Düsseldorf (Germania) per Medica 2021, Forum Mondiale per la Medicina, dal 15 al 18 ottobre.

Dopo un’edizione tenutasi online a causa della pandemia Covid-19, la più importante fiera internazionale della medicina torna in presenza con 2900 espositori provenienti da oltre 70 nazioni, con un programma ricco di presentazioni e conferenze. Vi sarà larga copertura sui temi sanitari più innovativi: la robotica e l’automazione, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella routine medica e nei dispositivi indossabili dai pazienti, realtà virtuale nella chirurgia e la progressiva digitalizzazione del mondo medicale.

Tiss’You vi accoglierà allo stand D48 nell’Hall 10 per presentarvi i suoi prodotti e i suoi biomateriali per la medicina rigenerativa. Negli ultimi anni, la medicina rigenerativa ha assunto sempre più importanza come approccio minimamente invasivo per trattare le malattie degenerative. Alcuni esempi sono l’artrosi e le patologie muscolo-scheletriche, disturbi per i quali abbiamo sviluppato Arthrys, un dispositivo medico basato su una soluzione iniettabile di peptidi di collagene idrolizzato, indicato per il rinforzo diretto della matrice extracellulare dei tessuti connettivi, naturalmente ricchi di fibre di collagene. La formulazione innovativa di Arthrys può essere sfruttata come trattamento minimamente invasivo per l’invecchiamento, la degenerazione, il trauma, il sovraccarico e i difetti posturali che causano dolore e mobilità limitata alle strutture muscolo-scheletriche, come le articolazioni e le strutture connettive circostanti (cioè muscoli, tendini, legamenti, menischi).

SpherHA – Test di rilascio degli antibiotici

La chirurgia ossea ricostruttiva ha lo scopo di rigenerare la perdita di sostanza ossea attraverso materiali e tecniche che mimano e attivano specifici e fondamentali meccanismi riparativi come l’osteogenesi, l’osteoinduzione e l’osteoconduzione.

In buone condizioni generali di salute, l’osso mostra un’eccellente capacità di guarigione; pertanto, in caso di difetti ossei è sufficiente riempire il vuoto della perdita di sostanza con innesti o sostituti ossei per fornire la struttura tridimensionale per sostenere il processo di rigenerazione.

Tuttavia, le infezioni sono una delle principali complicazioni post-operatorie: l’osteomielite, ad esempio, evolve in una completa distruzione dell’osso. La somministrazione locale di antibiotici massimizza la concentrazione nel tessuto bersaglio e minimizza i rischi di tossicità sistemica. L’uso di sostituti ossei sfruttati come portatori di antibiotici è ideale per pianificare strategie di rigenerazione ossea efficienti e su misura.

Per aiutare i chirurghi in questo compito, abbiamo testato la capacità di rilascio di SpherHA con gli antibiotici più comuni; i risultati sono disponibili nel rapporto seguente:

 

SpherHA –  Antibiotic Release Test Report – DOWNLOAD

STAMPA 3D DI DISPOSITIVI MEDICI E ORGANI ARTIFICIALI: REALTÀ E SUGGESTIONI

La stampa 3D è una tecnologia per fabbricare oggetti attraverso la produzione additiva, ovvero con l’aggiunta di materiale strato per strato, partendo da modelli tridimensionali digitali. Promette di rivoluzionare molti ambiti, tra cui quello medicale, dato che potrebbe offrire elevata flessibilità per la fabbricazione di dispostivi medici e organi artificiali. Tuttavia, le altissime aspettative della stampa 3D si scontrano con una serie di limitazioni che occorre superare e che rendono il 3D printing un successo dichiarato ma non comprovato.

Guardando al presente, la stampa 3D ha già applicazioni in odontoiatria. Un laboratorio odontotecnico attrezzato può, infatti, realizzare corone, ponti e altre protesi su misura per il paziente con un notevole risparmio in termini di tempo. La produzione additiva può essere utile anche per ricostruire parti del corpo a seguito di un incidente: nel 2013, la Food and Drugs Administration americana ha approvato l’utilizzo di un dispositivo craniale paziente-specifico della Oxford Performance Materials, Inc. disegnato a computer sulla base di una tomografia computerizzata. L’operazione ha permesso di ricostruire il 75% del cranio del paziente e l’azienda ha ricevuto successive approvazioni per dispositivi per la ricostruzione facciale stampati tridimensionalmente. La modellazione 3D è utile anche per la pianificazione di interventi, come nei prototipi di strutture ossee realizzate dal gruppo di ricerca italiano guidato da Nicola Bizzotto, o per l’analisi forense per le ricostruzioni del cranio e della faccia delle vittime. Nel 2010, è stato proposto l’uso del 3D printing per prevedere, a scopo educativo, l’aspetto di un bambino che deve ancora nascere per simulare la presenza o l’assenza di deformità. Il futuro promette di sfruttare il 3D printing per la stampa di tessuti e organi, ma nella maggior parte dei casi si tratta di tecnologie e dispositivi in fase preclinica.

La stampa 3D di organi artificiali deve superare alcuni limiti prima di diventare la nuova frontiera dei dispositivi medici. Innanzitutto, lo scaffold di sostegno deve possedere sufficiente forza meccanica per essere impiantato nel corpo, dev’essere vascolarizzato con successo ed essere dotato di una risoluzione spaziale e una struttura interna necessarie per funzionare in quanto tessuto. Gli ostacoli esistono anche da un punto di vista normativo: sia in America che in Europa, il regolamento sui dispositivi medici ha regole rigide per garantire la sicurezza e la prestazione dei vari prodotti medicali. Tutto questo si scontra con il più grande vantaggio della stampa 3D: la flessibilità. I dispositivi realizzati con 3D printing possono essere altamente personalizzati, ma questo si concilia male con un sistema che prevede, in linea generale, l’impossibilità di cambiare il progetto di base di un prodotto certificato. Servono nuove regole per garantire la riproducibilità, la sterilità e, non meno importanti, sicurezza e prestazioni, dei dispositivi medici che derivano dalla stampa 3D. In futuro, potrebbe anche accadere che l’autorizzazione all’utilizzo di un organo artificiale o un dispositivo medico stampato in sala operatoria dipenda da un comitato etico e non dagli enti regolatori nazionali. In questo caso, però, sarà importante distinguere tra ricerca e trattamento medico. Disegnare un dispositivo su misura per un paziente in gravi condizioni e uscire dai confini dello stato dell’arte può essere considerata pratica medica e non sperimentazione. Tuttavia, mentre l’utilizzo di protesi odontotecniche stampate tridimensionalmente avrebbero minori implicazioni regolatorie, le procedure più aggressive che sfruttano il 3D printing sottoporrebbero i pazienti a procedure in circostanze non controllate dall’esito incerto. Infine, possono sorgere nuovi dilemmi etici, oggi di difficile previsione. Ad esempio, cosa succederebbe se la previsione della modellazione di feti sani non ancora nati fosse strumentalizzata per persuadere una madre contro l’aborto?

Il premio Nobel per la letteratura Kazuo Ishiguro ipotizzò nel suo celebre romanzo Never Let Me Go (Non lasciarmi, in italiano) una modalità attraverso cui l’uomo sopperiva al fabbisogno di organi per la donazione: l’utilizzo di cloni biologici, creati ad uso esclusivo ed egoistico per garantire la vita agli esseri umani nati da genitori. La storia è attenta nell’osservare due fenomeni; il primo consiste nella necessità di trovare una soluzione alle liste dei trapianti: ogni anno, solo negli Stati Uniti, ci sono più di centomila pazienti in lista d’attesa per ricevere un organo e, ogni giorno, si contano circa venti decessi per mancanza di donatore. Il sovrappopolamento e le abitudini del mondo occidentale portano questi numeri in costante aumento. L’altro fenomeno è il fondamentale individualismo che porta l’uomo a preoccuparsi solo del proprio benessere che può deviare la scienza con spinte positivistiche e senza freni etici.

Naturalmente, la fantascienza è una distorsione e fallisce nel prevedere il futuro, ma analizza con lucidità il presente. In futuro, la stampa di organi artificiali potrebbe diventare la nuova frontiera dell’uso medico della stampa additiva, ma siamo ancora lontani da quei giorni. Nel 2011, il chirurgo Anthony Atala della Wake Forest University descrisse in un TED talk uno studio preliminare sulla rigenerazione d’organo, mostrando una matrice stampata con bio-inchiostro con la forma di un rene. Alcuni giornalisti hanno riportato la notizia, scientificamente scorretta, del primo rene artificiale in grado di essere impiantato e funzionare. L’entusiasmo e l’imprecisione dei media, negli anni, hanno generato hype smodato nei confronti della tecnologia del 3D printing, che oggi si ritrova in uno picco di aspettative inflazionate che non possono essere realisticamente soddisfatte e rischiano di deludere, e conseguentemente inficiare la ricerca e lo sviluppo di una tecnologia promettente.

La consolazione è che, oggi, l’uso di scaffold per la medicina rigenerativa e l’ingegneria dei tessuti sfrutta tecnologie di successo, come ad esempio la produzione sottrattiva: un po’ l’opposto della stampa 3D, con cui è possibile – per sottrazione – ottenere matrici da blocchi di materia prima, ad esempio con la decellularizzazione di tessuti animali. In Tiss’You, questo processo viene effettuato con EstRem, una reazione di trans-esterificazione in grado di fornire matrici d’osso eterologo perfettamente compatibili con l’uomo.

Arthrys e il trattamento del dolore

Il dolore è una patologia multifattoriale con componenti sociali, psicologiche ed emotive. In medicina è comunemente considerato come la conseguenza di una patologia o di un trauma, ma recentemente il dolore sta acquisendo rilevanza in sè e non più solo come sintomo. Ad esempio, il dolore che talora affligge muscoli, tendini e articolazioni dipende da numerosi fattori, quali traumi, infortuni, difetti posturali e condizioni di sovraccarico. Tuttavia, quando opportuno, lo specialista può effettuare diagnosi di lombalgia, in caso di dolore alla schiena, o di gonalgia, in caso di dolore all’articolazione del ginocchio.  È possibile diagnosticare un’artrosi osservando la degenerazione della cartilagine articolare in una lastra, oppure una rottura tendinea in risonanza magnetica, ma non esiste una correlazione assoluta tra segni clinici e dolore.

Con queste premesse, il dolore che porta i pazienti a essere limitati nelle attività quotidiane, lavorative e sportive, rappresenta una sfida per i medici. Escludendo le problematiche ortopediche che richiedono un intervento chirurgico, il dolore muscolo-scheletrico spesso viene affrontato con farmaci ad uso orale, oppure con infiltrazioni locali di cortisone: soluzioni, però, solamente di sollievo temporaneo. Per offrire migliori vantaggi, la terapia del dolore può sfruttare molecole e formulazioni ad azione mirata per la problematica in esame.

Per le patologie articolari, come artrosi e condropatie, l’utilizzo di acido ialuronico (a diverso peso molecolare) può fornire sollievo al paziente attraverso l’azione di viscosupplementazione, che migliora la viscosità e l’elasticità del liquido sinoviale.  In alternativa, la medicina rigenerativa permette di sfruttare cellule ed elementi del paziente stesso per innescare un’auto-guarigione dei tessuti lesionati. Un esempio è l’utilizzo dei concentratici piastrinici (comunemente chiamati PRP, acronimo di plasma ricco di piastrine, o fattori di crescita) che si ottengono da un prelievo di sangue dal paziente stesso e usati immediatamente, dopo apposita centrifugazione.

I peptidi di collagene a basso peso molecolare di Arthrys hanno un’azione specifica di rinforzo per le strutture dei tessuti connettivi. Una volta iniettati nella sede di interesse, il loro gradiente di concentrazione può contrastare i fenomeni di degradazione a carico della matrice extracellulare. Inoltre, il loro peso di circa 3kDa gli permette di interagire nei processi di infiammazione e dolore. La sua speciale formula contiene Vitamina C e Magnesio, per meglio proteggere i peptidi dall’ossidazione. Questi elementi sono noti rispettivamente però anche per l’azione antalgica il primo e per il miglioramento dell’adesione cellulare dei precursori coinvolti nei processi riparativi, il secondo.

Arthrys è una soluzione pronta all’uso, di semplice utilizzo, in grado di contrastare velocemente e in modo naturale dolore e altri sintomi che comportano una limitata funzionalità articolare.

La soggettività del dolore può avere conseguenze anche sulla risposta a una terapia: la consapevolezza della diagnosi e le aspettative di guarigione sono aspetti psicologici in grado di influire sul risultato clinico. Per trovare una soluzione all’elevata variabilità di risposta ai trattamenti, la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti lavora per fornire nuove e più efficaci soluzioni per contrastare il dolore.

Nuova pubblicazione per Lipocell nel trattamento della gonartrosi

È uscito un nuovo articolo che dimostra la sicurezza e l’efficacia di Lipocell nel trattamento della gonartrosi. Il lavoro di ricerca è stato effettuato dal Dott. Marco Caforio e dal Prof. Carmelo Nobile e pubblicato sul Journal of Clinical Medicine (I.F. 3.3) all’interno dello Special Issue “Avanzamenti recenti nella gestione dell’osteoartrosi e nelle strategie rigenerative”.

Lo studio, approvato dal comitato etico dell’Università della Calabria, è stato condotto su trenta pazienti che hanno visto migliorare i loro sintomi di dolore e perdita di funzionalità articolare dopo l’infiltrazione di tessuto adiposo autologo purificato con Lipocell, in associazione al lavaggio artroscopico.

 

 

Lipocell ora ha tre paper peer-reviewed che dimostrano la sua efficacia nel trattamento dell’artrosi (si veda Castellarin et al., Bistolfi et al.).

 

Il lavoro del Dott. Marco Caforio’ è disponibile qui.

Le novità del nuovo regolamento sui dispositivi medici MDR

Il 26 maggio 2021, in Europa, entrerà in vigore il nuovo regolamento sui dispositivi medici, comunemente abbreviato con l’acronimo MDR (Medical Devices Regulation). Sostituisce il precedente MDD (Medical Device Directive), in campo fin dal 1993 con lo scopo di armonizzare le regole sui dispositivi medici in Europa. L’MDR porta una significativa quota di cambiamenti di natura regolatoria, con un grande impatto non solo sulle aziende produttrici, ma anche su tutti gli attori coinvolti nel ciclo vitale del dispositivo.

 

Il nuovo regolamento è circa quattro volte più esteso del precedente, in termini di documenti e allegati, e la parola “safety” appare 290 volte rispetto alle 40 dell’MDD. Tutti gli incidenti, gli infortuni ed eventualmente i decessi correlati all’utilizzo di uno specifico dispositivo, andranno inseriti in un portale europeo col compito di centralizzare e rendere trasparenti le informazioni sui dispositivi medici. Le nuove regole richiederanno alle aziende produttrici di generare dati clinici circa la sicurezza e la performance dei loro dispositivi, soprattutto in relazione agli standard di equivalenza. La tracciabilità dei singoli prodotti sarà uno degli aspetti critici attraverso l’implementazione della tracciabilità unica dei dispositivi (UDI), richiesta su tutte le etichette di prodotto.

La definizione di “dispositivo medico” sarà allargata anche a tutti i dispositivi precedentemente definiti come non-medici o estetici che precedentemente non erano regolati, come, ad esempio, prodotti per disinfettare, lenti a contatto, laser per epilazione. I prodotti sprovvisti di marchio CE dovranno adeguarsi immediatamente ai requisiti di sicurezza generale e prestazionale dell’MDR, mentre tutti i dispositivi già marchiati CE dovranno adeguarsi entro quattro anni.

 

Il nuovo regolamento MDR sarebbe dovuto entrare in vigore il 26 maggio 2020, ma a causa della pandemia da Covid-19 e la conseguente crisi economica internazionale è stato concesso un anno di sollievo alle autorità sanitarie nazionali, agli enti notificati e ai fabbricanti di dispositivi medici. Un sondaggio di MedTech Summit svolto a marzo 2020 volto alle aziende ha mostrato che: il 17% dei produttori si considerano completamente pronti per l’adeguamento all’MDR, il 15% affermano di non essere “affatto pronti”, il 65% dichiarano avrebbero sfruttato completamente il tempo restante del vecchio MDD per prepararsi.

 

Il nuovo regolamento rappresenta un’opportunità per migliorare la trasparenza delle informazioni tecniche sui dispositivi medici rispetto al passato, elevando così la qualità dei processi e dei prodotti.

Sostituti ossei sintetici e membrane di collagene in odontoiatria

La chirurgia ossea ricostruttiva ha lo scopo di rigenerare la perdita o il riassorbimento di sostanza ossea attraverso l’utilizzo di materiali e tecniche che permettono di mimare e di attivare meccanismi riparativi specifici e fondamentali quali l’osteogenesi, l’osteoinduzione e l’osteoconduzione.

 

  • Osteogenesi: ormazione di nuovo tessuto osseo a opera diretta di cellule progenitrici e osteoblasti
  • Osteoinduzione: attività di regolazione dei fattori di crescita in grado di innescare la differenziazione di cellule mesenchimali in senso osteoblastico e il processo di rigenerazione ossea
  • Osteoconduzione: supporto fornito da una matrice (o scaffold) che consente la deposizione di nuova sostanza osteoide

 

Qualsiasi tecnica rigenerativa non può prescindere da questi tre elementi, unitamente alla vascolarizzazione del sito trattato e alla stabilità dell’innesto. Quando i difetti ossei sono piccoli e il paziente è in buone condizioni di salute, l’osso dispone di un’ottima capacità di guarigione intrinseca, in grado di offrire da sé “genesi” e “induzione”; è sufficiente che il chirurgo riempia il vuoto della perdita di sostanza con innesti o sostituti ossei in modo da favorire la sola osteoconduzione, fornendo la struttura tridimensionale su cui può avvenire il processo di rigenerazione.

L’osso autologo è quello prelevato dal paziente stesso e offre indubbiamente numerosi vantaggi perché oltre alla matrice ossea osteconduttiva, è in grado di fornire anche elementi osteogenici e osteoinduttivi grazie alla presenza di cellule e fattori di crescita. Tuttavia, la disponibilità di osso autologo in sede endo-orale è limitata, mentre il prelievo da altre parti del corpo (bacino) è invasivo, rischioso e non sempre possibile. Oltre all’innesto di tessuto autologo, esistono tre categorie principali di sostituti ossei: omologo, eterologo, sintetico.

L’osso omologo è quello da donatore cadavere. Si può ricevere dalle banche dei tessuti, ma anche in questo caso ci sono limitazioni di varia natura che non sempre ne permettono l’impiego.

I sostituti ossei eterologhi sono innesti di derivazione biologica animale, ovvero prodotti a partire da osso naturale (di solito bovino o equino) decellularizzato e privato di tutti gli elementi antigenici. Possono offrire diverse soluzioni, in granuli o blocchi di osso corticale, o spongioso, con differenti tempi di riassorbimento e rivascolarizzazione. Alcuni sostituti ossei eterologhi hanno una componente proteica/collagenica preservata in grado di favorire una rapida osteointegrazione, nonché un’osteoinduzione indiretta.

I sostituti ossei sintetici, disponibili in un’ampia gamma di diversi materiali, quali ad esempio idrossiapatiti, fosfati e solfati di calcio, etc, hanno caratteristiche molto eterogenee e forniscono solitamente la sola impalcatura osteoconduttiva per la neoformazione ossea.

 

I sostituti ossei sintetici SpherHA

 

Tiss’You ha sviluppato la linea di sostituti ossei sintetici SpherHA, composti da un’idrossiapatite bio-mimetica nano-strutturata. L’idrossiapatite è un minerale presente nella componente inorganica dell’osso umano. Sia la composizione che la struttura dei cristalli di SpherHA sono estremamente simili alla matrice minerale delle nostre ossa, con un rapporto calcio / fosfato di 1,67: lo stesso dell’apatite ossea naturale.

La struttura altamente porosa e interconnessa e la sua composizione garantiscono non solo un’ottima osteoconduzione e circolazione delle sostanze nutritive, ma un vero e proprio stimolo attivo alla formazione di nuovo tessuto osseo, favorendo i processi di colonizzazione cellulare e una precoce vascolarizzazione. La nano-struttura dei cristalli di SpherHA si traduce in un elevatissimo rapporto superficie su volume che garantisce una completa degradazione a opera dell’attività osteoclastica con conseguente rimodellamento in nuovo tessuto osseo vitale. Questi elementi, unitamente alle sue proprietà bio-mimetiche, rendono SpherHA un sostituto osseo ideale per l’osteointegrazione e la rigenerazione dei difetti ossei.

SpherHA è disponibile in diversi formati: chips porose, granuli densi, pasta iniettabile e crunch malleabile. In chirurgia odontoiatrica, sono indicati per il riempimento di difetti ossei piccoli e medi parodontali e perimplantari, per il riempimento degli alveoli post-estrattivi e per il rialzo del seno mascellare.

Scarica il catalogo di SpherHA (PDF)

 

Collagene e GBR (Guided Bone Regeneration)

 

Nella chirurgia ossea ricostruttiva, specie in odontoiatria, è importante guidare la crescita ossea limitatamente all’area danneggiata, utilizzando membrane barriera allo scopo di impedire l’ingresso di elementi non osteogenici nel sito trattato. Questa procedura, chiamata GBR (Guided Bone Regeneration), permette di evitare l’infiltrazione di fibroblasti provenienti dai tessuti molli adiacenti, scongiurando così la formazione di tessuto fibroso nel sito d’innesto.

A tale scopo, Tiss’You ha sviluppato Collygen, una membrana assorbibile di atelocollagene di derivazione equina, facilmente applicabile senza necessità di fissazione, per la protezione degli innesti ossei nelle tecniche di chirurgia rigenerativa. Collygen grazie alla sua trama collagenica, non si limita soltanto a fornire una protezione passiva, ma partecipa attivamente al processo di guarigione del sito trattato. Recentemente, è stato dimostrato che proprio le membrane collageniche, ritenute in passato solo barriere passive, agiscono invece come un vero e proprio comparto bioattivo, interagendo con le componenti cellulari che afferiscono al sito di innesto. I processi così attivati contribuiscono alla formazione del tessuto osseo e ad un suo migliore rimodellamento.

Scarica il catalogo di Collygen (PDF)

Quando la rigenerazione ossea ha bisogno di una spinta

La medicina rigenerativa è una disciplina finalizzata alla rigenerazione dei tessuti che sfrutta mezzi esterni per migliorare o ripristinare la naturale capacità di guarigione del nostro corpo. Alcuni tessuti incontrano più difficoltà nell’innesco dei propri meccanismi riparativi, ostacolati da condizioni come: l’assenza di ossigeno e nutrienti, uno stato infiammatorio cronico, una matrice tissutale particolarmente complessa da rimodellare. Nel caso del tessuto osseo, però, la rigenerazione avviene con ottime probabilità di successo grazie alla buona vascolarizzazione del tessuto. È la ragione per cui, a seguito di una frattura, la stabilizzazione dell’osso e il riposo sono sufficienti per attendere una completa guarigione.

Nonostante l’osso abbia questa propensione a guarire da solo, la rigenerazione ha successo solo se sono presenti tutti gli elementi che gli esperti del settore riuniscono nel cosiddetto “Diamond Concept”: cellule, fattori di crescita, scaffold, stabilità, vascolarizzazione. Le cellule sono le attrici della formazione del nuovo tessuto, i fattori di crescita sono i segnali per la buona coordinazione dei processi, lo scaffold è il supporto sopra cui viene intessuta la trama della matrice tissutale, la stabilità è determinata dalle condizioni meccaniche e, infine, la vascolarizzazione permette l’arrivo di ossigeno e di ogni altro ingrediente mancante. In assenza di uno o più di questi “fondamenti”, l’osso non guarendo darà origine a condizioni patologiche, come ad esempio la pseudoartrosi.

La pseudoartrosi è caratterizzata da un callo fibroso, ovvero il risultato della fallita guarigione, e da dolore persistente che va trattato con un intervento chirurgico con l’obiettivo di rimuovere il tessuto osseo sclerotico. La pulizia del sito lascerà un vuoto che va riempito con matrice ossea, la quale può provenire del paziente stesso, da donazione o essere di origine sintetica. Se la pseudoartrosi si è verificata sulla base di condizioni di rischio del paziente, è importante sfruttare terapie cellulari e l’uso di fattori di crescita per aumentare la capacità rigenerativa. Infine, occorre conferire una stabilità meccanica assoluta all’impianto biologico.

Tiss’You offre diverse soluzioni per il trattamento delle pseudoartrosi (o di altre patologie ossee come la necrosi avascolare e le cisti ossee), a partire dai kit procedurali che permettono di sfruttare le cellule mesenchimali da tessuto adiposo (Lipocell) o le cellule mononucleate da sangue periferico (Monocytes). Recentemente, abbiamo introdotto in commercio SpherHA, un sostituto osseo sintetico basato su nanocristalli di idrossiapatite, un composto di calcio fosfato estremamente simile alla matrice minerale fisiologicamente contenuta nelle nostre ossa. SpherHA è disponibile in diversi formati per sopperire alle diverse esigenze in ambito ortopedico, neurochirurgico e dentale, come i granuli densi, le chips porose, la pasta iniettabile e il crunch malleabile.

Il dispositivo, grazie all’elevato rapporto superficie/volume, è uno scaffold ideale per l’osteointegrazione, inoltre la struttura altamente porosa e interconnessa svolge un’azione osteoconduttiva in grado di favorire la colonizzazione cellulare, la circolazione delle sostanze nutritive e una rapida vascolarizzazione. Dopo aver assolto la funzione di riempimento, sostegno e osteoconduzione, i sostituti ossei SpherHA vengono completamente degradati dall’attività osteoclastica e fisiologicamente rimodellati in nuovo tessuto osseo vitale.

 

Per maggiori dettagli: SpherHA – Scheda prodotto

 

 

Tecnica AMIC e collagene

La cartilagine è un tessuto dalla struttura complessa e privo di vascolarizzazione, di conseguenza con scarsa capacità rigenerativa a seguito di usura o danni di natura traumatica. La risposta riparativa con tessuto fibroso condanna, quindi, la cartilagine alla degenerazione artrosica. Per il paziente tutto ciò si traduce in dolore articolare e limitazione o blocco del movimento.

Negli anni Novanta, fu introdotta una tecnica divenuta subito popolare per trattare i difetti della cartilagine di origine traumatica. Si trattava dell’impianto autologo di condrociti (ACI), ovvero di un impianto, dopo espansione in laboratorio, di condrociti autologhi prelevati dal paziente. Questa tecnica fu poi implementata grazie all’uso di matrici, migliorate generazione dopo generazione, che fungevano da supporto ai condrociti (MACI). La tecnica, per quanto brillante e promettente, era costosa e doveva essere necessariamente svolta in due tempi chirurgici, distanti qualche settimana l’uno dall’altro. Queste limitazioni unitamente alle restrizioni normative introdotte negli anni successivi, non ne hanno intaccato la popolarità in letteratura scientifica, ma l’hanno fatta quasi completamente abbandonare a favore di soluzioni più rapide e meno invasive.

La condrogenesi autologa indotta da matrice, più comunemente conosciuta con il suo acronimo AMIC, è una tecnica chirurgica per la riparazione dei difetti focali che si svolge in un solo step. Non necessità di costose colture cellulari in laboratorio e può essere eseguita con minima invasività sul paziente (in artroscopia o mini-artrotomia). Consiste nella fratturazione controllata dell’osso subcondrale corrispondente al difetto della cartilagine. Ciò provoca un sanguinamento e una fuoriuscita dei precursori cellulari midollari (cellule staminali e non solo) in grado di migliorare i processi di guarigione del tessuto. Dopo le micro-fratture, il difetto viene coperto con una membrana di collagene in modo da proteggere il sito di riparazione, coagulare il sanguinamento e fornire una conduzione ideale per il rimodellamento del tessuto. La membrana di collagene viene popolata dalle cellule in arrivo dal midollo, o, in alternativa, può essere arricchita con cellule staminali autologhe di altra origine (ad esempio, da tessuto adiposo) ottenute nello stesso intervento chirurgico. La tecnica, in uso da molti anni in tutto il mondo, permette una riparazione omogenea del difetto e migliora la condrogenesi offrendo risultati clinici soddisfacenti.

La linea di biomateriali di Tiss’You dispone anche di Collygen, una membrana di atelocollagene di tipo I altamente puro di derivazione equina. È disponibile in diversi formati, uno specifico per il trattamento di difetti della cartilagine con un lato ruvido per migliorare l’adesione e fornire un ambiente tridimensionale ottimale ai processi di riparazione. Collygen è una membrana che viene fisiologicamente riassorbita in 4-6 settimane, un tempo nel quale è in grado di proteggere il sito di impianto e favorire la formazione di nuovo tessuto cartilagineo.

 

Consulta la brochure di Collygen GCR dedicata alla tecnica AMIC per la riparazione dei difetti condrali: Brochure Collygen GCR for AMIC technique

 

L’importanza del collagene e l’innovazione dei peptidi

La prima circumnavigazione del globo, effettuata da Ferdinando Magellano nel 1520, si concluse con la drammatica perdita di quasi tutto l’equipaggio a causa dello scorbuto, una malattia con sintomi devastanti come: piccole e numerose emorragie causate dalla fragilità dei vasi sanguigni, apertura e mancata cicatrizzazione delle ferite, perdita di denti, dolori diffusi, insufficienza respiratoria e arresto cardiaco. La causa stava nell’alimentazione: gli alimenti a bordo delle navi erano completamente privi di vitamina C (la quale è presente, invece, in agrumi, frutta fresca, pepe, pomodori, patate e broccoli). Questo nutriente, che possiamo assumere solo attraverso la dieta, è essenziale per l’idrossilazione di un amminoacido, la prolina. Si tratta di un processo fondamentale per la corretta sintesi di collagene e, in assenza di questa reazione, la degenerazione del collagene scatena lo scorbuto, una malattia che non colpisce solo pirati ed esploratori, ma rappresenta un rischio anche per alcune popolazioni ai giorni nostri.

 

Il collagene è la proteina principale di tutti i tessuti connettiva. È una proteina elastica con funzione di sostegno, formata da tre catene polipeptidiche avvolte tra di loro. Questa struttura particolare è in grado di creare una resistenza alla tensione maggiore di quella che avrebbe un filo d’acciaio di uguale diametro. Le catene sono formate da un’unità tri-peptidica ripetuta, glicina-X-Y, dove generalmente X è una prolina (Pro) e Y un’idrossiprolina (4-Hyp). Le glicine sono necessarie nei punti in cui le catene di collagene si stringono tra loro, mentre Pro e 4-Hyp sono responsabili dell’avvolgimento delle catene (e si nasconde qui l’importanza della vitamina C). Nonostante l’evoluzione abbia messo a punto una resistenza tanto sofisticata, il collagene non è esente da alcuni processi di degradazione, causati da traumi, stress ossidativo e infiammazione. La liberazione di peptidi dalla catena collagenica è un segnale per l’attivazione locale di eventi che conducono alla sintesi di nuovo collagene, favorendo il rimodellamento della matrice extracellulare dei tessuti connettivi. La somministrazione esogena di peptidi permette di sfruttare questo meccanismo e fornisce gli elementi essenziali per la ricostituzione della proteina collagene, stimolando i processi di biosintesi e regolando negativamente quelli di degradazione. L’integrazione alimentare di peptidi di collagene segue proprio questa filosofia, ma gli effetti sono minori e richiedono l’assunzione di elevate quantità di peptidi per tempi prolungati a causa della loro dispersione in tutti i tessuti e non solo nelle zone bersaglio.

 

Recentemente, abbiamo annunciato l’arrivo del dispositivo medico Arthrys, una soluzione iniettabile di peptidi di collagene idrolizzato pronta all’uso, ulteriormente arricchita da vitamina C e magnesio per proteggere i peptidi dall’ossidazione. Tiss’You ha sviluppato Arthrys come una semplice infiltrazione, per rendere immediatamente disponibili questi peptidi dove è necessario. Il dispositivo può essere utilizzato in qualunque ambulatorio medico per il trattamento delle piccole e grandi articolazioni, dei tendini, dei muscoli e dei legamenti. L’elevata concentrazione dei peptidi permette di rinforzare la struttura collagenica dei tessuti, stimolandone la sintesi e impedendone la degradazione attraverso un’attività pro-rigenerativa. In aggiunta, il trattamento con i peptidi contrasta il dolore e l’infiammazione, migliorando la funzionalità articolare.

Arthrys è una semplice infiltrazione che dura pochi secondi, eseguibile dal vostro medico specialista. Può essere utilizzato da solo o in combinazione con altri trattamenti. È indicato, inoltre, per migliorare il decorso operatorio a seguito di un intervento chirurgico, diminuendo il dolore post-operatorio e accelerando il recupero funzionale.